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venerdì, marzo 23, 2007
 
.una settimana da dio?..
Già da venerdì scorso avrei dovuto intuire che la settimana seguente sarebbe stata a dir poco impegnativa.
E’ stato infatti un cordiale mal di denti fulminante il lieto messaggero che ha annunciato l’avvento di una settimana di passione.
Il lunedì è iniziato più o meno nella routinaria inalazione di polvere e fruizione di cori nazionali rumeni con annesse imprecazioni in uno stentato e colorito italiano, ma ha riservato nel pomeriggio una nuova ondata di fustigazioni gengivali che hanno, prima di tutto, compromesso l’attitudine al lavoro, ora più che mai in grave crisi da insoddisfazione tecnico-economica, e dato quindi inizio ad una due giorni di interventi misti a riti divinatori da aruspici con scrutazione delle viscere del 7° inferiore sinistro (molare per i comuni mortali).
Fuggito dall’ufficio di corsa ed in preda alle allucinazioni, mi sono rifugiato con largo anticipo nel porto franco della carie, in attesa di una qualche soluzione flash a base di polvere magica “calmadenti”. In realtà l’occasione avrebbe dovuto essere molto più gaia in quanto questo era il giorno del tanto agognato smontaggio dell’infrastruttura ferroviaria inferiore aka “apparecchio fisso di sotto”.
Così, tra una anestesia, una picconata sui “brackets”, un “apri la bocca”, uno “sciacqua” e una trapanata di molare sono passate circa due ore, alla fine delle quali potevo in effetti sfoggiare un mascellone scintillante alla Ridge. Confesso però che alla seconda anestesia che il mio molare sbeffeggiava con gesti osceni degni di un rapper con i pantaloni a vita nana, ho cominciato a sentire un certo nervosismo incipiente. Avevo la faccia semi paralizzata ed una espressione da cadavere di Dario Argento, eppure il dente era bello arzillo, e con le braccia conserte sfidava il trapano che tentava l’approccio. In realtà credo di aver scoperto il vero mistero. Nel trapano del dentista è nascosto un piccolo Gremlin che esce solo quando l’attrezzo ce l’hai conficcato in gola, e furtivamente si cala fino sotto la cintola per assestarti una pedata fortissima nelle palle. Insomma il risultato è che dopo due ore di travaglio, non avevo partorito, la poltrona presentava i segni del passaggio di un gatto al quale hanno infilato un peperoncino sotto la coda, e il molare, solo apparentemente scalfito, se ne stava a prendere il sole sotto i benefici influssi della lampada e sotto lo sguardo turbato delle povera R.
Ma quando tutte le speranze erano andate, quando le genti del mondo stavano rassegnandosi alla calata degli Unni, quando sembrava che il Cavaliere avrebbe governato per mille anni proclamandosi detentore di ogni potere politico e spirituale, ecco che io, seduto di lato sulla poltrona graffiata, all’atto di scendere ma ancora con la fronte nelle mani, vedo comparire dalla porta una sagoma di un supereroe con il camice bianco.
Sul petto la sigla FM.. Forza Molari!
Con un tono rassicurante mi fa adagiare di nuovo sulla poltrona e in un secondo mi fa una scarica di anestesie tutte intorno al maledetto molare che, ignaro di avere a che fare con il guru del parodonte, cede in meno di 5 minuti.
A quel punto il trapano è di nuovo in azione e l’effetto del Gremlin sulle palle è del tutto inesistente.
Verdetto dello scavo: polpite. Intervento immediato: Devitalizzazione. Quello che credevo una pratica negromantica in voga nelle foreste o nei libri fantasy era invece la mia dannazione immediata. Mi vengono quindi brevemente descritte le linee guida dell’operazione e per poco non vomito o svengo, ma se questa è la soluzione e me la propone il mio salvatore, genio dell’otturazione, non posso che accettare con entusiasmo.
Subito un primo giro di svuota denti e di medicazioni sapienti, e già dal giorno dopo il genio junior è all’opera, e insieme al primo premio per aver totalizzato 6 anestesie in meno di 24 ore, mi fissa degli stop da muro nel dente ormai esanime.
Parentesi oscena è stata l’adozione di una non meglio precisata “diga dentale”. In pratica si tratta di una membrana circolare gommosa, con il contorno semi rigido, che mi è stata cacciata in bocca dandomi l’aspetto di una bambola gonfiabile per loschi scopi e con la barba: diciamo un amico posticcio di Lapo.
Richiusa la tomba orale, posso finalmente partire per la mia tre giorni fiorentina.
E siamo solo a martedì.
Per il resto, salto per non tediare i primi due giorni, per arrivare ad oggi.
Situazione: sto assistendo ad alcune prove di alimentazione su una carrozza in camera calda: più o meno un mega forno nel quale è stata infilata questa carrozza (un vagone del treno, per i non addetti ai lavori), nella quale siamo infilati noi poveri sfigati. Temperatura esterna 50°C.
Il condizionatore, passato il limite di sicurezza, non ce la fa più e, in una parodia piuttosto azzeccata di Jabba the Hut che muore strangolato con la catena da Leyla, comincia a buttare aria calda. Risultato: siamo a 31°C in salita. Ù
Si comincia a vociferare che il personale della mensa di impianto stia cambiando il menù del giorno. Oggi Spilungo arrosto con contorno di tecnici in salmì.
Alle 15.53 cascasse il mondo fuggo da questo incubo e torno verso il mio personalissimo “underground” casalingo, con la speranza di vedere finalmente il nuovo bagno montato e suggellare questa settimana di passione con una degna, copiosa, corroborante “inaugurazione”.
 
i pensieri pericolosi di potch | 11:59 | commenti (6)